Un tuffo nella vita reale? Sì, grazie.

UN TUFFO NELLA VITA REALE?

Sì, grazie. 

 

 

Una cara amica mi ha girato la domanda della figlia ventenne: “Mamma, tu e papà come facevate ad uscire insieme, incontrare gli amici quando non esisteva il cellulare?”. Alla risposta: “Ci sentivamo al telefono all'ora di pranzo del sabato e decidevamo dove e a che ora vederci”, la ragazza - brillantissima studentessa universitaria - continuava a rimuginare e restare basìta. Per lei era inconcepibile. Impossibile immaginare una vita senza la tecnologia!

E' indubbio che la tecnologia abbia aperto nuovi mondi e migliorato le nostre vite: rispetto a pochi ani fa siamo in continua connessione con gli altri in tempo reale, grazie a Skye comunichiamo con amici e parenti che vivono dall'altra parte del mondo. Le abitudini si trasformano, i navigatori satellitari ci conducono negli spazi più remoti di territori sconosciuti, Internet ci regala una miriade di informazioni, i social network creano aggregazione.
Ma c'è un prezzo che paghiamo a questa eterna connessione, ed è il rischio di restare intrappolati in un mondo virtuale, isolati dagli altri. Il mondo reale, fatto di persone in carne ed ossa e di relazioni, va avanti e si alimenta al di fuori della nostra stanza.

L'essere umano è un animale sociale predisposto geneticamente alle relazioni – in primis quella con la figura materna. Gli stimoli provenienti dai rapporti sociali concorrono a strutturare il suo sviluppo psichico e la sua personalità. Un buon equilinrio psico-fisico si nutre di sguardi, presenza fisica, conversazioni, scambi di opinione, affetti. Al contrario, paradossalmente, i social network avvicinano coloro che sono lontani e ci allontanano da chi ci è vicino.
Non credo sia capitato solo a me al ristorante – il simbolo della convivialità - di vedere che il primo gesto che le persone fanno appena si siedono è quello di mettere il cellulare sul tavolo. E lo consultano non solo fra una portata e l'altra, ma anche mentre mangiano!

Che ne è della relazione con l'altro? Della possibilità di guardarsi negli occhi, raccontare, ascoltare, gustare?
Non credo sia questa la strada giusta per restare umani. Dobbiamo imparare a fare un uso sano della tecnologia e creare un equilibrio fra la vita reale e la vita on-line. Possiamo provare a sconfiggere la solitudine auto-imposta di ore e ore passate davanti alla tastiera, gratificandosi con tanti like ed esprimendo emozioni con il surrogato delle emoji.

Vogliamo provare ad alzare lo sguardo, parlare, interessarci all'altro, emozionarci? Il mondo reale delle cose e delle persone è molto più gratificante di quello digitale. Uscire all'aria aperta, osservare lo spettacolo infinito della natura, abbracciare le persone care, condividere preoccupazioni e gioie, viaggiare. Soltanto in questo modo l'anima sorride e ringrazia.

Le neuroscienze ci dicono che il cervello umano ha la caratteristica della plasticità, vale a dire che può apprendere nuovi schemi e cambiare le proprie abitudini. Perché non cominciare da subito?



 

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