Lettera a una professoressa (quarant’anni dopo)

LETTERA A UNA PROFESSORESSA

(quarant'anni dopo)

 

 

Vi presento il testo integrale di una lettera che una cara amica ha spedito qualche giorno fa alla sua maestra elementare, a titolo di "risarcimento morale" per le vessazioni subite a scuola: un tema, purtroppo, ancora attuale.

(per la privacy, il cognome della maestra è stato sostituito da XXX)

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“Buonasera maestra XXX, si ricorda di me? Io di lei mi ricordo, come potrei dimenticarla? Stavo cercando su Facebook le mie care insegnanti di liceo per poterle salutare e subito mi sono ricordata dell'unica insegnante che ha rappresentato una nota stonata, negativa nel mio percorso scolastico. Ho frequentato con lei la prima e la seconda classe elementare nel lontano 1980. Due anni terribili. Al terzo sono scappata, sono scappata da lei e ho avuto la fortuna di incontrare una maestra amorevole, dolce e preparata che ancora oggi ricordo con molto affetto. 

Perché le scrivo? Glielo dico subito. Voglio farle sapere che i suoi metodi di insegnamento, estremamente violenti nei modi e nei toni sono ancora un brutto ricordo per me. Mi sono chiesta, in questi anni - ora che ne ho quaranta - cosa potesse spingere una giovane insegnante che ha il delicatissimo compito di accompagnare dei piccoli bimbi nella nuova, grande e intensa avventura del mondo della scuola, a malmenare, urlare, mortificare pubblicamente dei bambini che per quanto scalmanati hanno diritto al rispetto. 

Lei, tra le punizioni che mi infliggeva, mi impediva di disegnare, mi tirava violentemente le orecchie, ma le dico altro: tutto ciò mi andava bene perché vedevo che ad altri bambini era riservato di peggio! 
Ricordo ancora il batticuore mente disegnavo di nascosto. Impedire ad un bambino di esprimersi attraverso il disegno, all'età di cinque anni, è crudele. Perché? Perché una punizione del genere? Perché anche le altre mortificazioni? 
E non mi racconti la storia delle insegnanti esaurite dagli allievi perché nella mia famiglia ci sono 7 insegnanti, vecchia generazione, e nessuna si è permessa di comportarsi come lei. Mai. Mi dispiace non averla mai rincontrata,  altrimenti le avrei parlato di persona.

Spero che nel corso degli anni lei sia cambiata e abbia avuto umanità per le piccole vite che a lei venivano affidate da genitori fiduciosi di un suo corretto operato. Con me non è stato così.
Se ne dispiaccia.”

 

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